Qualcosa di Don Orione

Così scriveva don Orione nel lontano 1924….

Instaurare omnia in Christo!

 

Da parecchi anni, una parola ha formato l’argomento dei discorsi, delle conferenze e dei convegni politici: “RICOSTRUIAMO”.

Essa è stata ed è ancora il grido, l’ispirazione di quelli destinati a reggere le sorti dei popoli per riparare le ruine immense, sanare le ferite tutt’ora sanguinolenti, mitigare i profondi dolori che gli uomini si sono creati.

Ricostruiamo! È la parola fatidica che muove tutti; sì, ricostruiamo!

E ricostruire bisogna dalle fondamenta, incominciando cioè, più che dalle persone adulte, difficilmente suscettibili di miglioramento, dalle tenere pianticelle, foggiandole secondo la morale cristiana, unico mezzo per riuscire all’intento.

Instaurare omnia in Christo! Ecco il programma di un Pontefice Santo, che i Figli della Provvidenza hanno umilmente trascritto nella loro bandiera. Noi siamo pochi, piccoli, poveri: siamo gli ultimi; e parrebbe presunzione una tale scelta a chi non colpisse nel segno; non ne escogitasse cioè l’intimo significato.

Si parlava insistentemente (come adesso) di ricostruzione sociale, siccome di una necessità impellente, e noi interpretammo il solenne motto instaurare in quello di plasmare, cioè formare, educare. Ci persuademmo che per fare un po’ di bene, per ricostruire, bisognava incominciare dalla gioventù, come quella che è più malleabile, e gridammo: Instaurare omnia in Christo! Riconduciamo a Cristo la gioventù, da cui dipendono le sorti della società.

Né ci siamo illusi. La società e la gioventù sono in diretta ed immediata relazione: quale la gioventù, tale la società.

I giovani sono la società di domani e devono necessariamente richiamare l’attenzione di tutti se si vuole rimediare almeno ai mali futuri. Eppure quale pervertimento siamo costretti a constatare, pervertimento che va sempre maggiormente dilagando per le condizioni anormali in cui si vive, per la concezione materialistica che si è formato della vita!

Si faccia conoscere ai fanciulli tutta la grandezza della natura e i diritti della ragione, i diritti al godere e all’arricchire: si educhino alla maschera della civiltà, alla cura della propria sanità; ma il cuore (che non si appaga di queste cose, perché non di solo pane vive l’uomo), il cuore resti libero a scapestrate.

       Istruire il giovane – si grida – insegnategli a leggere e a scrivere, e avrete distrutto il germe da cui proviene la canaglia. Ma queste larve di moderni educatori, atei, amorali, creano la canaglia nel più tristo senso della parola.

E perciò la società si vede spesso costretta a punire le colpe che colla sua trascuratezza e, peggio ancora, per la sua corruzione, non ha saputo prevenire, ma anzi ha vergognosamente fomentato.

Si osa punire il colpevole sotto gli occhi e in nome di Dio, mentre con massime perverse e con pessimi esempi si è cercato di cacciarlo questo Dio, dalle anime ancor tenere dei fanciulli.

Se ai giovani si fosse presentato il Crocifisso quando sedevano sui banchi della scuola: se si fosse parlato loro di Dio, dell’anima, del rispetto dovuto al prossimo, vedreste ora, o uomini di stato senza Dio, o moralisti moderni, che vantate civiltà e diffondete in mezzo alla gioventù la miscredenza e la pornografia, meravigliandovi poi stoltamente se i giovani rispondono ai vostri insegnamenti col delitto e colle nefandezze più ributtanti, vedreste, dice, che la società non sarebbe tanto corrotta.

Se coloro che stringono nelle mani le sorti dei popoli e pensano alla ricostruzione si volgessero a Dio, comprenderebbero che il risanamento morale della gioventù è la base di ogni ricostruzione. E allora maestri e professori, filosofi e sociologi, che nulla lasciano intentato con i loro studi severi per mitigare i mali che affliggono il mondo, si convincerebbero anch’essi della necessità di ricondurre a Dio la gioventù e vedrebbero spianata la via a veracemente ricostruire.

Instaurare omnia in Christo!

 

Fonte: Piccola Opera della Divina Provvidenza, dicembre 1924.

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